Apriteli, quei portagioie. Dentro può esserci di tutto: un bracciale ricevuto per una laurea, un paio di orecchini comprati per un matrimonio di dieci anni fa, una collana che piaceva molto a chi l'ha regalata e molto meno a chi l'ha ricevuta, qualche anello spaiato. Oggetti che occupano pochi centimetri e di cui, messi insieme, non sempre si conosce il valore.
In questa guida abbiamo messo in fila le strade possibili: vendere, far rifare il pezzo, oppure capire se merita ancora un posto nel vostro modo di vestire. Con un occhio al portafoglio e uno all'idea che un oggetto già prodotto possa essere usato a lungo prima di finire fuso.
Quanti sono i gioielli che non mettiamo più
Un'indicazione arriva dall'indagine "Gli italiani, i gioielli e il loro valore", realizzata nel 2024 da BVA Doxa per Affide, società del credito su pegno. Secondo i risultati pubblicati dallo stesso istituto di ricerca, gli italiani possiedono in media sette preziosi e due su tre ne usano meno di cinque all'anno. Solo il 17% dichiara di saperne stimare con precisione il valore. Il dato va letto con la cautela che si deve a un sondaggio commissionato da un operatore del settore, e l'istituto non indica nella sua sintesi dimensione del campione e metodo.
I motivi per cui un gioiello resta chiuso nel cassetto possono essere diversi. C'è il pezzo ereditato, a cui si è affezionati ma che ha uno stile lontanissimo dal proprio. C'è quello che si è rotto (una chiusura che non tiene, una pietra persa) e che nessuno ha mai portato a riparare. Ci sono i regali sbagliati. E poi c'è il caso meno ammesso: il gioiello che si era scelto da sé e che, semplicemente, non piace più.
Prima di decidere cosa farne serve un inventario onesto. Separate i pezzi in oro o argento da quelli di bigiotteria, mettete da parte eventuali certificati, scontrini, astucci originali. Guardate i marchi impressi all'interno di anelli e chiusure: per gli oggetti in metallo prezioso fabbricati e messi in commercio in Italia, il decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 251 prevede che portino impresso il titolo in millesimi (per l'oro i titoli legali sono 750, 585 e 375) e il marchio di identificazione, con il numero che identifica il produttore o l'importatore, assegnato dalla Camera di commercio, e la sigla della provincia.
Come spiega la Camera di commercio di Vicenza, nel marchio il numero e la sigla sono preceduti da una stella a cinque punte e racchiusi in una losanga. Sono informazioni utili da avere sotto mano prima di chiedere una valutazione.
Le strade per vendere e cosa aspettarsi da ciascuna
Non esiste un canale migliore in assoluto. Esiste il canale adatto a quel pezzo specifico, e la differenza di prezzo tra un'opzione e l'altra può essere ampia.
Il compro oro
È la strada più rapida. Si entra, si pesa, si firma, si esce con il pagamento. Il limite è che il compro oro valuta il metallo prezioso, quindi la transazione è veloce ma il prezzo può non essere il migliore possibile per un pezzo che ha anche un valore di lavorazione o di firma. Per un anello rotto in oro giallo senza particolari pregi può essere una soluzione sensata; per un pezzo d'epoca ben conservato conviene sentire prima altri canali.
Il settore ha regole precise. Il decreto legislativo 92 del 2017 riserva l'attività agli operatori iscritti in un registro istituito presso l'OAM (l'organismo che gestisce anche gli elenchi di agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi) e impone di identificare ogni cliente prima dell'operazione, di compilare per ogni acquisto una scheda numerata con, fra l'altro, la descrizione dell'oggetto e due fotografie digitali prese da prospettive diverse, e di conservare i dati per dieci anni.
Le operazioni da 500 euro in su si pagano solo con mezzi diversi dal contante. Il testo del decreto pubblicato dall'OAM permette di verificare questi obblighi uno per uno. Un negozio che non chiede un documento, o che propone di pagare in contanti 500 euro o più, non sta rispettando queste regole.
La gioielleria
Una gioielleria che acquista l'usato o lo prende in conto vendita può considerare anche design, marca e pietre, oltre al metallo. Con il conto vendita, però, incassate solo se e quando il gioiello trova un acquirente, al netto della percentuale trattenuta dal negozio. Conviene farsi mettere per iscritto le condizioni.
Le piattaforme online
Vendere su internet vuol dire decidere il prezzo e raggiungere un pubblico più ampio di quello di un negozio sotto casa. Vuol dire anche fotografare bene l'oggetto, descriverlo con precisione, rispondere ai messaggi, spedire in modo sicuro e gestire eventuali contestazioni. Più il pezzo vale, più pesano l'assicurazione sulla spedizione e la documentazione che ne prova l'autenticità. Nelle aste online, prima di iscriversi, vanno lette le commissioni previste dal regolamento del sito.
Chi vuole un quadro più ampio, che comprende anche banco dei pegni, gruppi sui social e case d'asta, trova un approfondimento sui gioielli usati che mette a confronto pro e contro di ciascun canale e ricorda di presentare alla vendita certificati di autenticità, valutazioni precedenti e documenti sull'origine del pezzo.
Mercatini e fiere dell'antiquariato
Qui la vendita è diretta al cliente finale, e si possono proporre anche il vintage e la bigiotteria d'epoca, che non contenendo metallo prezioso non interessano al compro oro. Vendere con un banco proprio richiede tempo, e prima conviene informarsi presso il proprio Comune su che cosa serve per partecipare. In alternativa si possono proporre i pezzi a un espositore, che applicherà il suo margine.
Il passaggio fra amiche e parenti
Non tutto deve per forza diventare denaro. Un gioiello che a voi non dice più niente può piacere a una sorella, a una cugina, a un'amica con gusti diversi. È la forma più semplice di riuso e non richiede stime né documenti. Per i pezzi di valore, però, conviene annotare cosa si è dato e a chi, perché a distanza di anni nessuno ricorda più da dove venissero.
Una regola vale per tutte le opzioni di vendita: fatevi fare più di una valutazione. Due o tre stime diverse sullo stesso oggetto, ottenute in giorni diversi, danno un'idea del prezzo più concreta di una sola cifra.
Il restyling dal laboratorio orafo
Tra il tenere tutto e il vendere tutto c'è una terza possibilità. Un orafo può smontare un gioiello e riusarne i materiali per un pezzo nuovo: le pietre di un anello datato montate su una fascia più semplice, un vecchio medaglione trasformato in pendente, due orecchini spaiati fusi in un unico anello. Il metallo resta vostro, e con lui il ricordo, se c'è.
Ha un costo, ovviamente, legato alla manodopera e all'eventuale aggiunta di materiale. Prima di commissionare il lavoro è bene chiedere un preventivo scritto, un disegno o una bozza del risultato e l'indicazione di quanto metallo verrà recuperato e quanto aggiunto. Se vi vengono consegnate le pietre smontate, controllate che siano le vostre: una foto con il telefono prima della consegna del gioiello basta.
Il restyling ha senso soprattutto quando il valore affettivo supera quello di mercato. Un anello di fidanzamento della nonna, per esempio, al compro oro renderebbe il peso dell'oro e poco altro; rimontato in una forma più attuale, torna a essere portato ogni giorno. Anche le riparazioni rientrano in questa strada. Una chiusura sostituita o una catenina saldata riportano in uso oggetti che sembravano da buttare; anche qui il preventivo si chiede prima.
Prima di disfarvene, provatelo con i vostri colori
Un gioiello può restare nel cassetto perché "non sta bene", senza che sia chiaro il motivo. Uno dei motivi possibili è il colore del metallo. L'oro giallo ha una tonalità calda, l'argento e l'oro bianco sono freddi, l'oro rosa sta a metà strada con una sfumatura calda. Su una carnagione con sottotono freddo, un girocollo giallo molto brillante può dare al viso un'aria spenta; lo stesso modello in argento cambia l'effetto.
Un modo semplice per provarlo: davanti a una finestra, con luce naturale e senza trucco, avvicinate al viso prima un oggetto dorato e poi uno argentato. Guardate la pelle e gli occhi, non il gioiello. Se con uno dei due le occhiaie sembrano più marcate o l'incarnato più grigio, è un'indicazione utile. Vale lo stesso per le pietre: un corallo, un turchese e un'ametista si comportano in modo diverso vicino al viso.
Poi c'è la questione dello stile, che non riguarda il colore. Un pezzo molto vistoso può tornare utile con abiti semplici; una catenina sottile si può sovrapporre ad altre. Fate una prova con tre o quattro abbinamenti del vostro guardaroba attuale prima di metterlo nella busta per il compro oro.
Se il test non convince, avete comunque guadagnato un'informazione pratica: sapete quale metallo cercare nel prossimo acquisto e quale mettere da parte per la vendita. E portando alla stima i pezzi già puliti, con eventuali certificati e scontrini in una busta, la valutazione richiede meno tempo.